Il dominio delle materie prime
Le commodities guidano il mercato, l’azionario tiene, l’obbligazionario arretra
Il quarto trimestre del 2025 si chiude con un bilancio complessivamente positivo, ma profondamente sbilanciato nella distribuzione delle performance. L’analisi quantitativa, riferita ai dati al 31 dicembre, restituisce un quadro in cui la crescita non è diffusa, bensì concentrata. Il mercato azionario registra un incremento medio del 2,8%, sostenuto da dinamiche settoriali e geografiche ben definite. Di segno opposto l’obbligazionario, che arretra dello 0,8%, confermando la persistente fragilità del comparto più esposto al rischio di tasso. Le materie prime, invece, si impongono come vero perno del trimestre, con una performance dell’8,2%.
Nei portafogli diversificati l’effetto netto è positivo ma contenuto. Il rendimento complessivo si colloca intorno all’1,9%, segnalando come la forza delle commodities e di alcune nicchie azionarie sia stata sufficiente a compensare solo parzialmente la debolezza del reddito fisso.
L’azionario si muove in modo ampiamente favorevole, con circa l’87% delle categorie in territorio positivo. Tuttavia, anche in questo caso la lettura superficiale rischia di essere fuorviante. La leadership è chiaramente europea e asiatica, con l’Europa che precede l’Asia e solo in terza battuta l’America. Le esposizioni sviluppate mostrano una tenuta superiore rispetto a quelle emergenti, ribaltando una dinamica osservata in altri momenti dell’anno.
Sul piano delle singole categorie, l’azionario Corea emerge come uno dei protagonisti assoluti del trimestre, affiancato dall’Europa emergente ex Russia e dai Paesi iberici. Ma il vero elemento di discontinuità resta ancora una volta il settore dei metalli preziosi e minerali, che mette a segno un rendimento trimestrale prossimo al 20%, confermandosi non solo il miglior comparto del periodo, ma anche uno dei più straordinari dell’intero 2025. All’estremo opposto si collocano le strategie Fintech con copertura euro, penalizzate da una contrazione superiore all’11%, insieme alle esposizioni sulla Cina e sull’area di Hong Kong, che chiudono il trimestre in territorio negativo.
Nel comparto obbligazionario il quadro resta complesso e tutt’altro che lineare. Pur in presenza di una prevalenza di rendimenti positivi a livello di singole categorie, il risultato complessivo è negativo. Le strategie monetarie si confermano le più resilienti, con buone performance nelle esposizioni in dollari, euro e franchi svizzeri. Gli indici a breve termine e quelli investment grade continuano a sovraperformare le componenti speculative, segnalando una chiara preferenza del mercato per qualità e liquidità.
Tra i segmenti più dinamici spiccano le obbligazioni dei mercati emergenti in valuta locale e i convertibili Asia-Pacifico, che registrano rendimenti trimestrali prossimi al 3%. Di contro, lo yen giapponese rappresenta il principale punto di debolezza del trimestre, con una flessione superiore al 7%, seguito dalle esposizioni governative a lunga scadenza dell’area euro.
Nel mondo degli ETF la fotografia è ancora più netta: le commodities dominano le classifiche trimestrali con un’incisività difficilmente contestabile. L’argento segna un impressionante +54% nel trimestre, seguito da platino, palladio e dall’intero comparto dei metalli preziosi. Su base azionaria brillano ancora una volta la Corea e i settori legati alle risorse di base, mentre l’Europa emergente conferma una traiettoria costruttiva.
All’opposto, le strategie legate alla volatilità registrano la peggiore performance trimestrale, seguite dal petrolio e dalle commodities agricole. Anche il real estate, soprattutto nella componente americana, continua a soffrire un contesto di tassi restrittivi e aspettative di crescita più contenute.
Il segmento degli ETF speculativi, come da tradizione, amplifica tutte le dinamiche osservate. Le strategie a leva sui metalli preziosi producono risultati estremi, con rialzi trimestrali che superano il 150%, mentre i prodotti short su titoli ad alta volatilità evidenziano movimenti altrettanto violenti. Un comparto che conferma la propria natura tattica, più utile come strumento di lettura del mercato che come pilastro allocativo.
Nel complesso, il quarto trimestre del 2025 sancisce definitivamente la centralità delle asset reali e delle esposizioni settoriali legate alle materie prime. L’azionario mostra solidità, ma richiede selezione geografica e tematica. Il reddito fisso resta l’anello debole della catena, sostenibile solo attraverso scelte difensive e durate contenute. Un trimestre che non premia la diversificazione passiva, ma esalta la capacità di individuare dove, davvero, il mercato sta guardando.